Benvenuti!

"Non voglio restare impermeabile, voglio imparare, perchè, come diceva Pasolini, la partenza è il dolore del parto, ma anche la gioia della nascita. Siamo tutti chiamati a partire, del resto siamo un partito non un restato"

Nichi Vendola, Venezia 2005

http://www.nichivendola.it/

NASCE IN TERRA DI LAVORO "RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA"


Giovedì 31 Luglio ore 11.30
presso la Federazione PRC di Caserta

CONFERENZA STAMPA

interverrà il Compagno Peppe De Cristoforo

venerdì 4 luglio 2008

Editoriale di Liberazione del 4 Luglio 2008

Che il congresso nazionale di Rifondazione fosse un congresso difficile, difficilissimo, lo si sapeva fin dalla lontana (?) giornata del 14 aprile 2008, quando uscimmo dalle urne inchiodati al 3% e sbattuti fuori dal Parlamento. Così come si sapeva che le sconfitte elettorali, specie quelle sonanti, fanno male, rendono meno lucidi, eccitano, talora, il peggio di sé. E’ stato anche per queste ragioni oggettive, come si usava dire una volta, che il Congresso è cominciato all’insegna della divisione - con la rottura della vecchia maggioranza e la scomposizione in cinque mozioni, delle quali due più grandi e che aspirano alla maggioranza - ed è proseguito con un conflitto politico sempre più aspro, come questo giornale testimonia negli interventi, nelle lettere, nelle denunce, e così via. Si poteva sperare, nonostante tutto, che di fronte alla drammaticità della situazione sociale e politica e di fronte al compito prioritario di salvare Rifondazione comunista, di ridare un po’ di sangue e speranza alla sinistra, questo conflitto non degenerasse, fino a oltrepassare la soglia della solidarietà e dell’interesse comune. Questa era sicuramente la nostra speranza (e non solo nostra). Ora, però, sta accadendo qualcosa di davvero allarmante, qualcosa che - ci dicono i compagni di più antica militanza - in questo partito non è mai successo. Un congresso importante, a Reggio Calabria, a cui hanno partecipato e votato oltre trecento persone, è stato annullato. Un congresso di circolo, a Bologna, è stato minacciato di invalidamento. Una sequenza di ricorsi, ci dicono, sono pronti a invalidare questo o quel congresso di base - e qualcuno di essi, nientemeno, è stato inoltrato prima ancora che il congresso stesso si tenga. Tutto questo mentre è in atto - specie sui blog e su Internet - una campagna di vera e propria delegittimazione di tutti, o quasi, i congressi nei quali è risultata preponderante la posizione che fa riferimento a Nichi Vendola. Al centro di questo conflitto, così abbiamo capito, c’è un’accusa precisa e martellante: troppi nuovi iscritti, troppa partecipazione, il congresso esce “falsato” da questa dimensione di massa. Confessiamo che questa accusa ci ha fatto trasecolare. Ma come? Dopo una batosta come quella di aprile, qualcuno si permette il lusso di considerare l’afflusso di nuovi iscritti un danno, una “anomalia”, una iattura, invece che una bella notizia? In una situazione così critica, per tutta la sinistra, si usa il tempo del congresso non per approfondire l’analisi e la discussione sul “che fare”, non per costruire legami, per fare politica, avvire nuove battaglie, dialoghi, alleanze, ma addirittura, al contrario, per ostacolare, in tutti i modi possibili, il diritto di voto di compagni, magari giovani, che si avvicinano per la prima volta alla politica? Se è vero - come ci pare vero - che il regolamento “regolarmente” votato, consente ai nuovi iscritti (a coloro che hanno preso la tessera del Prc almeno dieci giorni prima del congresso del loro circolo), di prender parte al voto, la contestazione potrebbe riguardare un’unica ipotesi: che questi nuovi iscritti siano “finti” o, peggio, siano manovalanza assoldata in una qualche oscura piega della società (o della criminalità). Davvero siamo a questo? Se siamo a questo forse possiamo mettere nel cassetto tutte le nostre speranze di ripresa. Arrenderci. Ma per fortuna non abbiamo sentito formulare da nessuno questo specifico tipo di accusa. Meno male.
Allora, di che si tratta? Cosa sta succedendo? Noi temiamo che si tratti di un problema politico e poi di un problema di cultura politica. Da un lato, la voglia di vincere il congresso, comunque, perché si è convinti di avere ragione, perché si pensa che sia meglio così per tutti. E di conseguenza ogni mezzo diventa buono, se è utile a impedire all’altro di vincere. Il fine giustifica i mezzi. Dall’altro lato, si manifesta un’idea di partito “avanguardistico”, minoritario, molto ideologico, in virtù del quale non hanno titolo a partecipare se non coloro che hanno alle spalle una militanza provata e di lungo corso. Il contrario di quello che la fase storica domanda con drammatica urgenza: che è la necessità di aprire porte e finestre, di smetterla con le “purezze” ideologiche o le analisi del sangue, di riavviare un cammino di rifondazione non solo di questo partito, ma della politica. E di mandare in pensione, al più presto, sia la logica delle correnti organizzate sia la pulsione di autoconservazione del ceto politico. Per il quale, un piccolo partito purchessia diventa una “droga”, uno strumento di pura sopravvivenza. Noi, perciò, come giornale che rispetta tutte le posizioni in campo, non possiamo in questa circostanza esimerci dal prendere posizione. La si smetta con gli annullamenti, i ricorsi, i boicottaggi. Il congresso deve continuare a svolgersi nell’unica modalità democratica che conosciamo: vince la posizione politica di chi prende più voti e più consensi. Se avverrà questo, sarà un bene per tutti noi - non solo per i “vincitori”, ma per la sinistra italiana. Forse, siamo ancora in tempo per fare un Congresso vero, di discussione, di analisi, di rilancio della battaglia politica; e per non trasformare l’appuntamento di Chianciano in una conta del massacro.

da Liberazione del 4 luglio.

Difendiamo il partito. Difendiamo il congresso del Prc

3 Luglio 2008

Care compagne, cari compagni,

sentiamo l'obbligo politico e morale di fare appello a voi, che siete la nostra comunità politica, per difendere il diritto democratico di tutte le iscritti ed iscritti del nostro Partito a pronunciarsi in questo nostro VII congresso nazionale. Oggi la commissione nazionale per il congresso ha annullato il congresso del circolo di Reggio Calabria centro, con un dispositivo incredibile che recita testualmente: "…ritiene a maggioranza di annullare ….. per la sommatoria di irregolarità segnalate nella lettera del compagno Claudio Grassi"(!?!). Non solo, ha deliberato che tale congresso non potrà essere ripetuto. E' la prima volta che, nella storia di Rifondazione comunista, viene cancellato, in spregio alle regole del nostro partito, un intero corpo politico. Il risultato è stato di 39 voti per la mozione 1 e di 345 voti per la mozione 2. La colpa maggiore di questi compagni è stata quella di aver promosso una larga partecipazione democratica, di aver svolto l'assise davanti a numerosi giornalisti, nella sede del Consiglio provinciale, di aver consentito il libero svolgimento del sacrosanto diritto al voto. C'è stata una larghissima partecipazione degli iscritti anche durante lo svolgimento delle presentazioni dei documenti. Inoltre, l'elenco degli iscritti a quel circolo è stato certificato all'unanimità in una riunione del direttivo del circolo stesso (del quale fanno parte sia il segretario del circolo stesso, esponente della mozione 1, che il coordinatore provinciale della mozione 1, che è il presidente del collegio provinciale di garanzia!).
Non possiamo accettare l'esito di un deliberato arbitrario, illegittimo e lesivo dei diritti minimi degli iscritti al nostro partito, che lo statuto e il regolamento approvato dal Cpn garantiscono. L'unica ragione che si afferma è quella della forza! La forza di numeri in commissione congressuale ottenuti con il colpo di mano, realizzato nel primo Cpn dopo la sconfitta elettorale, che sta alterando i risultati dell'iter congressuale.
Consideriamo, inoltre, inaccettabili le insinuazioni, le dichiarazioni esplicite e la insorgenza di una cultura politica di sapore leghista che attribuisce al partito del Sud (in quanto meridionale!) pratiche scorrette nel tesseramento. Esprimiamo la condanna più ferma di questa pratica che vorremmo fosse estranea al nostro Partito.
La parola deve essere data agli iscritti e, sinceramente, sono inquietanti le affermazioni di Paolo Ferrero, in una conferenza stampa, che profetizza nuovi provvedimenti "disciplinari" di questo genere.
L'obiettivo è chiaro: si vuole impedire burocraticamente l'esito finale del congresso. I rappresentanti della mozione 1, in accordo con Gianluigi Pegolo della mozione 3, intendono rovesciare i risultati e, in definitiva, colpire il nostro Partito. Costoro non hanno titolo morale a fare appelli alla gestione unitaria. Non ci separeranno dai nostri compagni, quelli cui è stato impedito di esercitare il diritto di voto. L'unità del partito è data, in primo luogo, dall'uguaglianza di tutti gli iscritti e le iscritte.
Rivolgiamo un appello a tutte e tutti gli iscritti di Rifondazione comunista, a partire da quelli che, del tutto legittimamente, hanno deciso di non votare per la nostra mozione. E' un appello per la salvaguardia della democrazia e della nostra comunità politica. Sia fatto ogni sforzo per incrementare la partecipazione al nostro congresso. Si chieda a gran voce, da parte di ogni iscritto ed iscritta, il rispetto della democrazia nel partito.

I compagni e le compagne della mozione 2